Dopo la prima rassegna di capichiave decorativi pubblicata agli albori del blog ormai due anni fa, ho raccolto abbastanza materiale per un secondo post.
Anche in questo caso si tratta di esemplari antichi o più moderni spesso di notevole bellezza.

Capochiave con serpente

Sono costituiti da normali capichiave a paletto la cui porzione superiore è ornata con un serpente eretto con una o più volute.
Ne sono visibili alcuni esemplari databili alla fine del XIX secolo in due edifici di Bologna siti rispettivamente in via Broccaindosso (Foto 1, 2 e 3) e via Castiglione (Foto 4): nel primo caso di tratta del restauro di una casa medievale con portico in legno, mentre nel secondo di una vera e propria ristrutturazione in stile, inquadrabile nell’Eclettismo e più in generale nei revival medievali di fine ‘800.

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Dal punto di vista statico risultano molto efficaci, ma la collocazione verticale non consente una ripartizione ottimale degli sforzi sulla muratura.

Capochiave ad animale mostruoso

Questi capichiave visibili in un edificio del centro storico di Reggio Emilia sono molto simili e probabilmente coevi a quelli a forma di serpente, me il loro stile si presenta un po’ diverso: l’estremità superiore del paletto è infatti ornata con una protome a forma di testa di drago stilizzata, mentre quella inferiore presenta una lunga coda arricciata a spirale.

I capichiave sono inoltre disposti verticalmente a coppie molto ravvicinate (Foto 5 e 6 cerchi gialli) e perciò servivano probabilmente ad “impalettare” le travi maestre di un solaio, evidentemente di sezione molto rilevante: questo metodo è estremamente efficace nel contrastare il ribaltamento di facciata in caso di terremoto perché sfrutta le travi in legno come tiranti-puntoni per solidarizzare il movimento reciproco delle due pareti opposte.

Capochiave a paletto con spirali doppie

Si tratta di una tipologia di capichiave abbastanza recente e diffusa in varie zone d’Italia, che si caratterizza per la l’aggiunta al consueto paletto di due volute per ciascuna estremità con dimensioni variabili da molto piccole (Foto 7) a medio-grandi (Foto 8): questi esemplari provengono rispettivamente da Incisa Scapaccino (Asti) e Bressanone (Bolzano).
La catena presenta generalmente una o entrambe le estremità filettate, mentre il capochiave è dotato di un apposito foro per il serraggio con un bullone che sostituisce il tradizionale piolo o contropaletto (Foto 8).

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Se le spirali sono di adeguate dimensioni – come si nota ad esempio nell’esemplare di Bressanone – questi modelli presentano il vantaggio gli sforzi trasmessi dalla catena su una zona più ampia della muratura, ma il grave difetto di trasmettere sollecitazioni torsionali durante un terremoto.

Capochiave a paletto con spirali doppie

Questo capochiave, proveniente da Chavignol nella Loira centrale (Francia), costituisce una variante di quelli sopra descritti, ma le spirali sostituiscono le estremità del paletto (Foto 9).
Anch’esso di fattura industriale ma comunque non recente – è infatti databile probabilmente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo – è costituito da un pezzo unico di ferro battuto che si “biforca” a ciascuna estremità per formare le volute, in questo caso limitate a un solo quarto di cerchio. L’estremità della catena è filettata e ancorata con un bullone esagonale.
Ne risulta visibile la sola estremità inferiore.

Capochiave a S

Questo capochiave, visibile in un edificio di Tracy sur Loire in Borgogna (Francia), si caratterizza per la forma ad S assunta dal paletto (Foto 10). L’ancoraggio è di tipo tradizionale, con piolo di serraggio e messa in tiro della catena con il sistema a caldo.
Si tratta di un modello fortemente sconsigliato soprattutto in zona sismica, perché durante un terremoto o in caso di fuori-piombo della parete opposta so producono sforzi torsionali che deformano il paletto e determinano il distacco delle estremità.

Capochiave con giglio e paletto decorato

Si tratta di un capochiave recente visibile sul muro esterno di un edificio di Candia (Torino) dall’aspetto straordinariamente elaborato (Foto 11).
Ciascuna estremità del paletto è infatti sagomata ad Y, mentre la parte centrale è arricchita da un’ellisse. L’ancoraggio della catena è di tipo tradizionale, con un piolo di serraggio inserito in un occhiello praticato all’estremità della catena. Tra la catena e il piolo è inoltre posta una sottile piastra di ripartizione a forma di giglio molto stilizzato.

Capochiave a piastra con decorazione floreale

Questo esemplare, segnalato dal lettore del blog Fabio Lovato, presenta una pregevole decorazione che trasforma la piastra circolare in un fiore di acanto a sei petali (Foto 12). Di evidente fattura industriale, è databile probabilmente alla fine del XIX secolo. L’estremità della catena e filettata l’ancoraggio viene garantito da un bullone.
Si tratta di un modello particolarmente efficace dal punto di vista strutturale, perché la piastra circolare ripartisce uniformemente gli sforzi gravanti sulla muratura in una zona più ampia e in qualunque direzione.

Capochiave con estremità della catena decorata

Talvolta ad essere decorato non era il capochiave ma l’estremità della catena, come si nota nel Palazzo Re Enzo di Bologna, in cui la parte visibile degli occhielli di alcune catene è stata sagomata a forma di diamante (Foto 13 – cerchio rosso): un piccolo dettaglio che testimonia la cura degli artigiani antichi nell’impreziosire anche i particolare più minuti degli edifici di maggiore pregio.

Capochiave a X

L’ultimo modello presentato – visibile nel castello di Sestola (Modena) – si caratterizza per la sua configurazione a croce di Sant’Andrea derivante dalla sovrapposizione di due paletti a 90° (Foto 14), probabilmente per ripartire gli sforzi trasmessi alla muratura su una superficie più ampia.

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